Come si possono tradurre i ritmi urbani in esperienze spaziali?

Crediti fotografici: Russolo, Luigi: L’arte dei rumori. Wang, Unsplash. Public Works by Cosmos. Elena Pelosi Studio
Photo Credits: Russolo, Luigi: L’arte dei rumori

VIVERE UNA CITTÀ ATTRAVERSO LE VOCI

In breve: I ritmi urbani si possono tradurre in spazio registrando i suoni di una città, analizzandone pulsazione, densità e timbro e ricavando dai risultati regole progettuali: il passo dei moduli dal tempo, la profondità dei rilievi dall’ampiezza, la texture delle superfici dalle bande spettrali. Il metodo è stato sperimentato dal vivo a Milano durante Open House Milano.

Le città parlano per pattern: il campanello dei tram e il ronzio delle ruote, il vociare dei mercati, l’eco nelle trombe delle scale, il vento sui tetti. Questa ricerca tratta questi suoni quotidiani come struttura grezza per il progetto dello spazio.

Le registrazioni sul campo raccolte in tutta Milano vengono suddivise in fasce orarie (alba, mezzogiorno, sera, notte) e analizzate per pulsazione, densità e timbro. Da queste misure ricaviamo regole spaziali: il passo dei moduli dal tempo, la profondità dei rilievi dagli inviluppi d’ampiezza, la texture delle superfici dalle bande spettrali.

L’approccio è stato sperimentato dal vivo durante Open House Milano, dove un DJ ha mixato voci e rumori registrati sul posto (i colpi del campanello del tram, conversazioni in strada, rintocchi di campane) in una performance sul tema “Milano dall’alto”. Gli spettrogrammi e le mappe ritmiche di quel set hanno orientato gli studi successivi sui materiali: ritmi incisi su pannelli in ceramica, smalti colati lungo curve dinamiche e griglie di layout scalate sulle tracce di densità della folla.

Dal Novecento compositori e progettisti trattano questi suoni come materia: da L’arte dei rumori di Luigi Russolo (1913) e dalla musique concrète di Pierre Schaeffer (1948) fino all’ecologia del paesaggio sonoro e alla cartografia sonora. Il compositore slovacco Milan Adamčiak ha esplorato le partiture grafiche, come quelle del 1971 e del 1977 conservate dalla Galleria di Nitra, trasformando schemi temporali in disposizioni spaziali sulla pagina e, per estensione, in un ascolto spazializzato quando vengono eseguite.

Immagine: Luigi Russolo, L’arte dei rumori, 1913. Pubblico dominio.

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